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Web, innovazione ed export, ingredienti per tornare a crescere. Ma 66 mila imprese della Romagna restano al palo e rischiano di sparire

Tornare a crescere si può, anche in un periodo di crisi così profonda. Le aziende che hanno investito sul web, hanno innovato e si sono aperte a nuovi mercati esteri crescono fino a 5 volte di più rispetto a chi non l’ha fatto. Ma servono urgentemente nuove policy per rimettersi sui binari dello sviluppo, perché oltre 66 mila imprese della Romagna (ben il 59% di quelle attive!) non utilizzano o non sfruttano adeguatamente il web e rischiano di sparire.

È quanto emerge dall’intensa e inedita attività di ascolto che ha visto protagoniste le 111 mila imprese dell’Area Vasta della Romagna nell’ambito del progetto WEF. I risultati dell’indagine saranno presentati in anteprima al Web Economy Festival durante il panel di sabato 22 marzo, alle ore 17,30 presso l’Aula Magna di Psicologia a Cesena.

Abbiamo ascoltato dalla viva voce degli imprenditori quali sono le misure adottate per far fronte alla crisi; come la loro impresa lavora sul web, per quali scopi e con quali risultati; quali nuovi prodotti, servizi o competenze servono per crescere.

Il campione di 1000 imprese, selezionato per rappresentare statisticamente il tessuto produttivo delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, ha rivelato una grandissima attenzione verso l’iniziativa, con un tasso di adesione sorprendente, pari all’84%, segno di una rinnovata e sempre più esplicita richiesta di essere ascoltate e poter contare di più, far valere idee, opinioni e consigli di chi ogni giorno apre la sua azienda, crea lavoro, sceglie di rischiare e di guidare il futuro.

C’è una prima grande (e piacevole) conferma: richiamando la classificazione di un’importante ricerca nazionale del 2011, abbiamo scoperto che anche le cosiddette imprese ON LINE ATTIVE della Romagna, ossia quelle che utilizzano il web non solo come vetrina ma soprattutto come piattaforma di ascolto, collaborazione e vendita, negli ultimi tre anni di crisi sono cresciute mediamente fino a cinque volte di più rispetto a quelle OFF LINE in termini di fatturato e di addetti, spesso in controtendenza con il trend generale, oppure hanno registrato un decremento molto inferiore alle altre o tendente a zero. In altre parole il web ha permesso loro di reggere e reagire di fronte alle nuove difficoltà organizzative e di mercato.

Lo stesso divario nei trend di crescita si registra tra le imprese che negli ultimi due anni hanno apportato almeno un’innovazione in azienda e che si sono aperte anche ai mercati esteri. L’esperienza di queste imprese può costituire un elemento chiave per definire le policy di crescita e sviluppo del territorio.

Tuttavia, una lettura in controluce dei risultati mette in risalto molte incongruenze che favoriscono il perdurare della crisi e la non-crescita: solo il 41% delle imprese dell’area vasta è on line attiva, solo il 21% ha apportato negli ultimi 24 mesi delle innovazioni di un certo rilievo, il 67% lavora solo con il mercato nazionale, solo il 13% fa e-commerce e il 17% ha una strategia sul web chiara e delineata. Tutto questo in un contesto economico-produttivo altamente polverizzato, dove ben il 66% delle realtà aziendali è classificabile come “micro-impresa”, ossia fattura ogni anno meno di 2 milioni di euro.

Che cosa fare allora? Quali nuovi comportamenti imprenditoriali innestare o modificare? Quali policy territoriali attivare con urgenza? Se ne parlerà sabato 22 marzo dalle 17.30 al Web Economy Festival, nel panel di presentazione della ricerca “Web Economy Romagna: tornare a crescere. Come?” Interverranno tra gli altri Patrizio Bianchi (Assessore Scuola, formazione professionale, università e ricerca, lavoro Regione Emilia-Romagna), Claudio Monteverde (Corporate communications Manager Google Italia), Dario Carezza (co-founder Impact Hub Global Network), Simone Ferriani (Professore di economia e gestione dell’impresa, Università di Bologna) e Natalino Gigante (Presidente Camera di Commercio di Ravenna).  Andrea Zironi, capo analista Studio Giaccardi & Associati, introdurrà i risultati della ricerca che successivamente sarà pubblicata sul sito www.webeconomyforum.it.  

Andrea Zironi

WEF LAB – Tra like e consenso

WEF LAB Imparare a crescere – Non è bello ciò che è bello. I “piacioni” della comunicazione digitale, tra like e consenso
con Paolo Iabichino

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Il titolo è coinvolgente ma che cosa si farà  in questo laboratorio tenuto da Paolo Iabichino ancora non lo sappiamo. In realtà ci abbiamo provato a scoprirlo ma è andata così:
WEF: “Caro Paolo, per favore mi mandi 4 -5 righe che spiegano cosa dirai nel tuo WEF LAB?  Con gli altri laboratori abbiamo risolto ma con te ahimè non riusciamo a spiegarlo. Grazie.
Paolo: “Ah beh, ti capisco, non lo so neanch’io.”

Quindi preparatevi ad una sorpresa e se siete tra i “piacioni” della comunicazione digitale fate attenzione. Paolo Iabichino è noto anche per essere un severo docente.

Docenti: Paolo Iabichino

paolo iabichino confindustriaravenna.itChief Creative Officer del Gruppo Ogilvy&Mather Italia, Paolo Iabichino è in pubblicità dal 1990. È l’autore di “Invertising”, un saggio sui nuovi paradigmi della pubblicità (Guerini e Associati, 2009) per 2 anni tema di un corso di pubblicità presso lo IED, nonché blog di Wired.it. È docente del master in Social Media Marketing e Digital Marketing Management della laurea specialistica in Marketing Consumi e Comunicazione dell’Università Iulm. Docente e Consigliere Direttivo Master Digital Communication Specialist di ALMED – Alta scuola in media, comunicazione e spettacolo dell’Università Cattolica di Milano.

Data: 22 marzo

Orario: 16.00 -17.30

Dove: Biblioteca Malatestiana, Aula Magna

Posti disponibili: 50

Per iscrizioni: clicca qui