Tagged: 23 marzo 2014

Aspettando il WEFestival: la parola a Ezio Manzini

Ezio Manzini, dopo aver lavorato nel campo del design per la sostenibilità, si è focalizzato sull’innovazione sociale, considerata come uno dei maggiori agenti del cambiamento. Su questo tema ha promosso e, attualmente, presiede, DESIS: una rete internazionale di scuole di design specificatamente attive nel campo del design per l’innovazione sociale verso al sostenibilità. Oggi, mentre continua a collaborare con il Politecnico, è  Honoray Professor in altre università, come la Tongji University, a Shanghai, la Jiangnan University, a Wuxi, in Cina e alla UAL-University of Arts a Londra.

Ezio Manzini aprirà la sessione pomeridiana della terza giornata del festival con “WEF è territorio innovativo”, un momento di riflessione e socializzazione attraverso il quale si spera che gli abitanti di un territorio ricco e colto come la Romagna possano scoprire nuove fonti di energia innovativa (Luca De Biase).

Cosa può fare il design, e in particolare il design per l’innovazione sociale di cui lei si occupa, per lo sviluppo di territorio?

Mi faccia fare una premessa, per non correre il rischio di rispondere in modo astratto.
Oggi, rispetto al territorio, vediamo una duplice tendenza. Quella dominante porta verso la sua desertificazione: grandi centri commerciali in periferie svuotate, logoramento del tessuto commerciale e produttivo diffuso, crisi delle reti sociali di vicinato, e così via (una desertificazione questa che la crisi accentua, ma che è prodotta dallo stesso modello economico e territoriale che ha generato questa crisi).

A fronte di tutto ciò vi è una controtendenza che, pur scontrandosi con mille problemi, appare in crescita in tutto il mondo. Essa mostra il diffondersi di forme sociali, modelli economici e produttivi, e culture del tutto inediti: reti alimentari che ridefiniscono la relazione tra città e campagna; housing sociale che costruisce non solo edifici ma anche comunità residenti, iniziative di ricostruzione dello spazio pubblico; associazioni che operano come nuovi servizi sociali i cui utenti diventano co-progettisti e co-produttori del servizio; attività produttive distribuite che mettono in rete autoproduzione, nuovo artigianato e produzioni high-tech (vedi, a proposito il movimento dei makers). Va aggiunto, anche se forse è già del tutto evidente, che tutte queste attività hanno un tratto comune, una specie di comune by-product positivo: contribuiscono a (ri)costruire comunità e luoghi. E quindi, appunto, rigenerano il territorio che, di queste comunità e di questi luoghi, è fatto.

Sperando che tutto questo abbia tratteggiato un quadro di riferimento abbastanza concreto e condivisibile, posso tornare alla sua domanda: il design (e in particolare il design dei servizi, il design della comunicazione e il design strategico) può fare molto per promuovere e sostenere le seconda tendenza, quella minoritaria, ma in crescita, che porta alla rigenerazione del territorio. Il design, inteso nella sua accezione contemporanea, ha infatti gli strumenti per supportare (con la progettazione di appropriati insiemi di prodotti, servizi e strategie di comunicazione) le persone e i gruppi sociali che di questa rigenerazione territoriale sono promotori e protagonisti. D’altra parte, poiché per muoversi in questa direzione queste persone e questi gruppi sociali devono rompere con i modi di essere e di fare che oggi sono prevalenti, essi sono, di fatto, degli innovatori sociali. E il design che li supporta, diventa, appunto, design per l’innovazione sociale.

Di cosa parlerà al Web Economy Festival?

Parlerò di quello che ho appena detto, guardandolo da un punto di vista che credo rilevante nel contesto del WEF. Osservando cioè che sia la desertificazione del territorio, sia la sua possibile rigenerazione avvengono con il supporto delle nuove reti. Anzi: prendono la forma che oggi riconosciamo loro proprio perché vivono in un mondo altamente connesso.

In questo quadro, l’intervento si intitolerà: “Piccolo, locale, aperto, connesso: una nuova costruzione del territorio”. In esso metterò a fuoco tre punti: (1) La tendenza verso la rigenerazione del territorio, così come oggi si presenta nel mondo. (2) Un originale modo di pianificare, che coniuga visioni e progetti generali con le iniziative dal basso e che fa di queste ultime il motore della trasformazione, anche a grande scala. (3) Il ruolo delle reti nel rendere la prospettiva ora indicata effettivamente percorribile. Sono infatti le nuove reti che fanno sì che ciò che è piccolo e locale, possa aver voce e ruolo: possa connettersi, replicarsi e dar luogo, anche, a nuove forme sociali e territoriali.

D’altro lato, come ho ricordato, le reti possono dar luogo anche all’esatto contrario di tutto ciò. Per cui, per muoversi nella direzione che preferiamo, si rende necessario prendere posizione, fare delle scelte ed attivare un’attenta progettazione. Una progettazione che però, avvenendo in un mondo connesso, deve tenere conto che in esso tutti (volendolo o no, in modo consapevole o no) sono dei progettisti.  
Nel quadro di questa consapevolezza, il design può aiutare tutti (cioè tutti gli attori sociali coinvolti) a progettare meglio.
In particolare, può utilizzare i propri strumenti e la propria creatività per promuovere e supportare il difficile ma affascinate processo di co-progettazione e co-produzione dei luoghi e delle comunità che sta alla base della rigenerazione del territorio. E, quindi, di una nuova ecologia territoriale.

Per fortuna che il WEFestival è tutto interessante perchè altrimenti sarebbe un’agonia dover aspettari tanti giorni per ascoltare l’intervento di Ezio Manzini! Non vi siete ancora iscritti?? Fatelo ora cliccando qui, prima che si chiudano le iscrizioni!

Aspettando il WEFestival: la parola a Wolfgang Georg Arlt

Wolfgang Georg Arlt è professore di management turistico e direttore del COTRI (China Outbound Tourism Research Institute) dell’Università West Coast of Applied Sciences in Germania. E’ un ricercatore della Società Giapponese della Promozione della Scienza, un membro della Royal Geographical Society di Londra (Regno Unito) e visiting professor in diverse università in Cina (Yanbian , Ningbo) e nel Regno Unito (Sunderland). Per oltre 30 anni ha lavorato in Cina e in Europa nei settori del turismo e dei trasporti in qualità di consulente, tour operator e ricercatore. Il professor Arlt interverrà nel Panel – Turismo, cambio di passo: flussi internazionali, web e filiere integrate di offerta domenica 23 marzo nella sessione mattutina.

Lo abbiamo intervistato per voi!

Quanto può pesare il flusso turistico Cinese sul turismo Europeo?

La Repubblica Popolare Cinese è dal 2012 il più grande mercato turistico internazionale nel mondo, con quasi cento milioni di passaggi di confine e circa cento miliaridi di euro di spesa, rappresentanti il 9% del turismo globale. Per l’Europa è il mercato di maggiore crescita e capacità di spesa giornaliera per viaggiatore. Certamente per le destinazioni più note (in Italia: Venezia, Firenze, Milano e Roma) aumenterà il mercato di massa che parla cinese. Per le altre destinazioni e attività più specifiche (degustazioni di vino dove si torvano vigneti, città universitarie, località di interesse culturale, destinazioni interessate dagli scambi e dalle relazioni cinesi-europei) il turista più esperto e autonomo diventa il target di riferimento. In Italia bisognerà vedere in quanto in tempo i menu dei ristoranti cambieranno da “Wonton (ravioli cinesi)” a “Ravioli (Wonton italiani)”.

Quanto può influenzare la Web Economy sulle strategie per attrarre il flusso turistico Cinese?

Sopratutto per i turisti autonomi, i social media cinesi  come SinaWeibo, QQ eccetera (diversi dai social media occidentali) sono la fonte primaria di informazioni e sono molto più usati dei cugini europei. Travel bloggers famosi hanno milioni di followers, alcune celebrità ne hanno anche più di 50 milioni.

WeChat è la prima social media app cinese che sta ora anche conquistanto l’occidente. La più grande ex “OTA” (On Line Travel Agencies) come CTrip (ora la più grande agenzia di viaggi/tour operator del mondo) ha recentemente cambiato nome in “MTA” (Mobile Travel Agency) perchè più della metà dei suoi clienti consulta il loro protale dal smartphone e tablet e non più da PC. Per i social media cinesi, chiaramenti l’unico che conta è UGC, informazioni scambiate tra utenti nella logica fidata del peer-to-peer, tutto il resto, inclusi i siti, è bollato come pubblicità in varie forme.

Quale sarà l’argomento del suo intervento al Web Econmy Forum?

Parlerò dello sviluppo del turismo cinese in uscita in relazione alla Web Economy.

 

Riportiamo qui sotto il testo originale

How much may weigh the Chinese touristic flow on the European tourism?

The People’s Republic of China is since 2012 the biggest international tourism market in the world, with almost 100 million border-crossings and close to 100 billion Euro spending, representing 9% of the global tourism. For Europe it is the fastest growing market and the market with the highest spending per day per traveller. So certainly for the main destinations and attractions (in Italy: Venice, Florence, Milano, Roma) a growing part of the mass market will be Chinese-speaking. For other destinations and activities in more specific location (wine tasting in wine-growing regions, university cities, places of cultural interest, places related to Chinese-European relations etc.) the more experienced self-organised travellers are an interesting target group.
For Italy it will remain to be seen how it takes for the Chinese visitors to change the menus in restaurants from “Wonton (Chinese ravioli)” to “Ravioli (Italian Wonton)”.

How much may weigh Web Economy on the strategies to attract the Chinese touristic flow?

Especially for the self-organised travellers Chinese social media like SinaWeibo, QQ, etc. (different from Western social media) are the main source of information and are much more actively used than European social media. Famous travel bloggers have millions of followers, some celebrities have more than 50 million followers. WeChat is the first Chinese social media application now also conquering the West. The biggest former “OTA”s (Online Travel Agencies) like CTrip (by now the biggest travel agency/tour operator in the world) have recently changed their name to “MTA” because more than half of the customers are not using PCs anymore to access their services but smartphones and tablets. For Chinese social media clearly UGC is the only thing that counts, information by peer group members is trusted, all other information including websites is identified as advertisement in different forms.

What will be the topic of your speech during the Web Economy Festival?

I will speak about the development of Chinese outbound tourism with regard to the Web Economy.

 

Aspettando il WEFestival: Focus sulla terza giornata 23 marzo 2014

Vogliamo dedicare una news di oggi al programma della terza e ultima giornata di WEFestival, domenica 23 Marzo 2014. Come sapete ogni giornata è suddivisa in due sessioni, ciascuna delle quali determinerà il carattere e i temi trattati durante gli incontri e gli eventi collaterali.

WEF  come  INTERNAZIONALIZZAZIONE  E  COSMOPOLITISMO     

Nella sessione mattutina del terzo giorno verranno sviluppati i seguenti temi:

  • le 95 tesi del Clutrain Manifesto che hanno forgiato l’interoperabilità del web 2.0. Come hanno cambiato cultura, politica, media, informazione, relazioni sociali ed economiche e relazioni tra persone; Adesso che cosa avviene? Testimonianze di imprenditori che hanno internazionalizzato i processi e la cultura delle PMI italiane tramite web economy  e cultura digitale: le idee, le pratiche, le sfide, la lesson learned;
  • web economy e turismo: l’economia per definizione più internazionale e online che ci sia, cresce a tassi del +7/8% all’anno perchè vive di trasformazioni; i nuovi flussi medio orientali, asiatici e latino-americani, nell’impatto con l’offerta Italia; le filiere territoriali, come strutturarle e gestirle per sviluppare l’incoming all season.

 
  WEF  come  TERRITORIO  INNOVATIVO

Nella sessione pomeridiana e finale del terzo giorno verranno sviluppati i seguenti temi:

  • i programmi dell’Agenzia Digitale per sostenere l’innovazione della PA e lo sviluppo della web economy;
  • le testimonianze di pratiche e problematiche di sviluppo digitale e innovazione territoriale come esperienze di governance, design, reti, smart city ed economia della cultura;
  • la conclusione del festival: David Weinberger, filosofo, scrittore statunitense e co-autore del Clutrain Manifesto moderato da Luce De Biase, giornalista ed editor di innovazione al Sole 24 Ore e Nova24.

Per semplicità vi riportiamo il programma, che però trovate anche qui:

WEF E’ INTERNAZIONALIZZAZIONE E COSMOPOLITISMO

Orario Evento Sala
9.30-10.30 APERTURA “WEF E’ INTERNAZIONALIZZAZIONE E COSMOPOLITISMO” 
Alessandro Fusacchia. Modera Francesca Mazzocchi.
Aula Magna Psicologia  
10.30-11.30 TESTIMONIANZE
Gianni Gaggiani, Damien Lanfrey. Modera Giuseppe Giaccardi.
Aula Magna Psicologia
11.30-13.00 PANEL “TURISMO, cambio di passo: flussi internazionali, web e filiere integrate di offerta”
Giancarlo Carniani, Fabio Maria Lazzerini, Wolfgang Georg Arlt, Aurkene Alzua-Sorzabal. Modera Rodolfo Baggio.
Aula Magna Psicologia
13.30-14.30 WEB ECONOMY FESTIVAL LUNCH


WEF E’ TERRITORIO INNOVATIVO

Orario Evento Sala
14.30-15.30 APERTURA “WEF E’ TERRITORIO INNOVATIVO” Michele Vianello, Ezio Manzini. Aula Magna Psicologia
15.30-16.30 TESTIMONIANZE
Agostino Ragosa*, Raffaele Ricciuti.
Aula Magna Psicologia
16.30-18.00 CONCLUSIONI CON DAVID WEINBERGER. Modera Luca De Biase.
Aula Magna Psicologia
18.00-18.30 APERITIVO E BRINDISI FINALE Aula Magna Psicologia