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Aspettando il WEFestival: la parola a Ezio Manzini

Ezio Manzini, dopo aver lavorato nel campo del design per la sostenibilità, si è focalizzato sull’innovazione sociale, considerata come uno dei maggiori agenti del cambiamento. Su questo tema ha promosso e, attualmente, presiede, DESIS: una rete internazionale di scuole di design specificatamente attive nel campo del design per l’innovazione sociale verso al sostenibilità. Oggi, mentre continua a collaborare con il Politecnico, è  Honoray Professor in altre università, come la Tongji University, a Shanghai, la Jiangnan University, a Wuxi, in Cina e alla UAL-University of Arts a Londra.

Ezio Manzini aprirà la sessione pomeridiana della terza giornata del festival con “WEF è territorio innovativo”, un momento di riflessione e socializzazione attraverso il quale si spera che gli abitanti di un territorio ricco e colto come la Romagna possano scoprire nuove fonti di energia innovativa (Luca De Biase).

Cosa può fare il design, e in particolare il design per l’innovazione sociale di cui lei si occupa, per lo sviluppo di territorio?

Mi faccia fare una premessa, per non correre il rischio di rispondere in modo astratto.
Oggi, rispetto al territorio, vediamo una duplice tendenza. Quella dominante porta verso la sua desertificazione: grandi centri commerciali in periferie svuotate, logoramento del tessuto commerciale e produttivo diffuso, crisi delle reti sociali di vicinato, e così via (una desertificazione questa che la crisi accentua, ma che è prodotta dallo stesso modello economico e territoriale che ha generato questa crisi).

A fronte di tutto ciò vi è una controtendenza che, pur scontrandosi con mille problemi, appare in crescita in tutto il mondo. Essa mostra il diffondersi di forme sociali, modelli economici e produttivi, e culture del tutto inediti: reti alimentari che ridefiniscono la relazione tra città e campagna; housing sociale che costruisce non solo edifici ma anche comunità residenti, iniziative di ricostruzione dello spazio pubblico; associazioni che operano come nuovi servizi sociali i cui utenti diventano co-progettisti e co-produttori del servizio; attività produttive distribuite che mettono in rete autoproduzione, nuovo artigianato e produzioni high-tech (vedi, a proposito il movimento dei makers). Va aggiunto, anche se forse è già del tutto evidente, che tutte queste attività hanno un tratto comune, una specie di comune by-product positivo: contribuiscono a (ri)costruire comunità e luoghi. E quindi, appunto, rigenerano il territorio che, di queste comunità e di questi luoghi, è fatto.

Sperando che tutto questo abbia tratteggiato un quadro di riferimento abbastanza concreto e condivisibile, posso tornare alla sua domanda: il design (e in particolare il design dei servizi, il design della comunicazione e il design strategico) può fare molto per promuovere e sostenere le seconda tendenza, quella minoritaria, ma in crescita, che porta alla rigenerazione del territorio. Il design, inteso nella sua accezione contemporanea, ha infatti gli strumenti per supportare (con la progettazione di appropriati insiemi di prodotti, servizi e strategie di comunicazione) le persone e i gruppi sociali che di questa rigenerazione territoriale sono promotori e protagonisti. D’altra parte, poiché per muoversi in questa direzione queste persone e questi gruppi sociali devono rompere con i modi di essere e di fare che oggi sono prevalenti, essi sono, di fatto, degli innovatori sociali. E il design che li supporta, diventa, appunto, design per l’innovazione sociale.

Di cosa parlerà al Web Economy Festival?

Parlerò di quello che ho appena detto, guardandolo da un punto di vista che credo rilevante nel contesto del WEF. Osservando cioè che sia la desertificazione del territorio, sia la sua possibile rigenerazione avvengono con il supporto delle nuove reti. Anzi: prendono la forma che oggi riconosciamo loro proprio perché vivono in un mondo altamente connesso.

In questo quadro, l’intervento si intitolerà: “Piccolo, locale, aperto, connesso: una nuova costruzione del territorio”. In esso metterò a fuoco tre punti: (1) La tendenza verso la rigenerazione del territorio, così come oggi si presenta nel mondo. (2) Un originale modo di pianificare, che coniuga visioni e progetti generali con le iniziative dal basso e che fa di queste ultime il motore della trasformazione, anche a grande scala. (3) Il ruolo delle reti nel rendere la prospettiva ora indicata effettivamente percorribile. Sono infatti le nuove reti che fanno sì che ciò che è piccolo e locale, possa aver voce e ruolo: possa connettersi, replicarsi e dar luogo, anche, a nuove forme sociali e territoriali.

D’altro lato, come ho ricordato, le reti possono dar luogo anche all’esatto contrario di tutto ciò. Per cui, per muoversi nella direzione che preferiamo, si rende necessario prendere posizione, fare delle scelte ed attivare un’attenta progettazione. Una progettazione che però, avvenendo in un mondo connesso, deve tenere conto che in esso tutti (volendolo o no, in modo consapevole o no) sono dei progettisti.  
Nel quadro di questa consapevolezza, il design può aiutare tutti (cioè tutti gli attori sociali coinvolti) a progettare meglio.
In particolare, può utilizzare i propri strumenti e la propria creatività per promuovere e supportare il difficile ma affascinate processo di co-progettazione e co-produzione dei luoghi e delle comunità che sta alla base della rigenerazione del territorio. E, quindi, di una nuova ecologia territoriale.

Per fortuna che il WEFestival è tutto interessante perchè altrimenti sarebbe un’agonia dover aspettari tanti giorni per ascoltare l’intervento di Ezio Manzini! Non vi siete ancora iscritti?? Fatelo ora cliccando qui, prima che si chiudano le iscrizioni!

Aspettando il WEFestival: Focus sulla terza giornata 23 marzo 2014

Vogliamo dedicare una news di oggi al programma della terza e ultima giornata di WEFestival, domenica 23 Marzo 2014. Come sapete ogni giornata è suddivisa in due sessioni, ciascuna delle quali determinerà il carattere e i temi trattati durante gli incontri e gli eventi collaterali.

WEF  come  INTERNAZIONALIZZAZIONE  E  COSMOPOLITISMO     

Nella sessione mattutina del terzo giorno verranno sviluppati i seguenti temi:

  • le 95 tesi del Clutrain Manifesto che hanno forgiato l’interoperabilità del web 2.0. Come hanno cambiato cultura, politica, media, informazione, relazioni sociali ed economiche e relazioni tra persone; Adesso che cosa avviene? Testimonianze di imprenditori che hanno internazionalizzato i processi e la cultura delle PMI italiane tramite web economy  e cultura digitale: le idee, le pratiche, le sfide, la lesson learned;
  • web economy e turismo: l’economia per definizione più internazionale e online che ci sia, cresce a tassi del +7/8% all’anno perchè vive di trasformazioni; i nuovi flussi medio orientali, asiatici e latino-americani, nell’impatto con l’offerta Italia; le filiere territoriali, come strutturarle e gestirle per sviluppare l’incoming all season.

 
  WEF  come  TERRITORIO  INNOVATIVO

Nella sessione pomeridiana e finale del terzo giorno verranno sviluppati i seguenti temi:

  • i programmi dell’Agenzia Digitale per sostenere l’innovazione della PA e lo sviluppo della web economy;
  • le testimonianze di pratiche e problematiche di sviluppo digitale e innovazione territoriale come esperienze di governance, design, reti, smart city ed economia della cultura;
  • la conclusione del festival: David Weinberger, filosofo, scrittore statunitense e co-autore del Clutrain Manifesto moderato da Luce De Biase, giornalista ed editor di innovazione al Sole 24 Ore e Nova24.

Per semplicità vi riportiamo il programma, che però trovate anche qui:

WEF E’ INTERNAZIONALIZZAZIONE E COSMOPOLITISMO

Orario Evento Sala
9.30-10.30 APERTURA “WEF E’ INTERNAZIONALIZZAZIONE E COSMOPOLITISMO” 
Alessandro Fusacchia. Modera Francesca Mazzocchi.
Aula Magna Psicologia  
10.30-11.30 TESTIMONIANZE
Gianni Gaggiani, Damien Lanfrey. Modera Giuseppe Giaccardi.
Aula Magna Psicologia
11.30-13.00 PANEL “TURISMO, cambio di passo: flussi internazionali, web e filiere integrate di offerta”
Giancarlo Carniani, Fabio Maria Lazzerini, Wolfgang Georg Arlt, Aurkene Alzua-Sorzabal. Modera Rodolfo Baggio.
Aula Magna Psicologia
13.30-14.30 WEB ECONOMY FESTIVAL LUNCH


WEF E’ TERRITORIO INNOVATIVO

Orario Evento Sala
14.30-15.30 APERTURA “WEF E’ TERRITORIO INNOVATIVO” Michele Vianello, Ezio Manzini. Aula Magna Psicologia
15.30-16.30 TESTIMONIANZE
Agostino Ragosa*, Raffaele Ricciuti.
Aula Magna Psicologia
16.30-18.00 CONCLUSIONI CON DAVID WEINBERGER. Modera Luca De Biase.
Aula Magna Psicologia
18.00-18.30 APERITIVO E BRINDISI FINALE Aula Magna Psicologia

Aspettando il WEFestival: la parola a Luca De Biase

Luca De Biase lo conoscete bene: è giornalista ed editor di innovazione per Il Sole 24 Ore, founder e caporedattore di Nova24 e presidente Fondazione Arhef per l’informazione sociale e tanto altro ancora.

Ma sapevate che è anche grazie al suo lavoro nel Comitato Scientifico che il progetto Web Economy Festival ha potuto realizzarsi?

Siccome abbiamo già cominciato il conto alla rovescia, abbiamo pensato di raccontarvi il WEFestival proprio con le parole di Luca De Biase, quando ha presentato così il progetto culturale del Festival presso le Camere di Commercio di Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena il 4-5-6 giugno 2013.

[Quella in cui ci troviamo a vivere e ad agire, ndr] “E’ un’economia che assomiglia a un ecosistema planetario ed è glocale, perché il suo mercato è il mondo e la competitività è nell’unicità territoriale.
E’ un’economia sociale, perché la collaborazione è parte integrande della nuova organizzazione della produzione. Se si riesce a traguardare la trasformazione è soltanto scommettendo sulle grandi tendenze. E tra queste, ineludibile e fortemente connessa con la leggerezza, la glocalità e la socialità dell’economia emergente, c’è la crescente importanza dell’infrastruttura che si sviluppa intorno a internet. La web economy è conseguenza e causa della trasformazione. Si affronta soltanto con una visione e accettando la distruzione creativa che porta con sé per adattarsi ed evolvere. E’ una dimensione nella quale ogni visione si traduce in una pratica della sperimentazione di prodotti e modelli di business, che si incarna nella fioritura di startup e nella rigenerazione di imprese e industrie tradizionali.

E’ un’opportunità per trovare nuovi mercati e per modernizzare il territorio: perché è precisamente parallela alla globalizzazione, che è competizione di territori connessi. Il Web Economy Festival serve a prendere consapevolezza di questa grande trasformazione per passare all’azione. Incontrando persone che sappiano sintetizzare questa nuova prospettiva ed esemplificare i modi attraverso i quali interpretarla. E’ un momento di riflessione e socializzazione attraverso il quale si spera che gli abitanti di un territorio ricco e colto come la Romagna possano scoprire nuove fonti di energia innovativa.” (Per maggiori informazioni potete consultare le slide di Luca De Biase qui)

Un’ economia quindi che si rivolge al mondo e che può essere competitiva solo se riconosce le sue radici e crea le condizioni per la collaborazione tra i suoi attori. Un’ economia che si evolve sul e grazie al web, modificandosi e adattandosi al nuovo medium e alle persone che lo popolano. E il WEFestival come faro, per illuminare la via a coloro che entrano o che lasciano il porto verso nuovi orizzonti di mercato. 

Raccontato così, sembra proprio che il WEFestival si rivolga proprio a tutti! Noi abbiamo già segnato il 21, 22 e 23 Marzo sull’agenda, voi?